12.03.2010
Il fatto » ernesto ferrante

Etleboro

La manifestazione nazionale della tabacchicoltura italiana a Piazza Montecitorio a Roma per informare il governo e il presidente del Consiglio sulla difficile situazione della filiera e chiedere l'urgente chiusura del negoziato con la Commissione europea al fine di ottenere l'autorizzazione ad utilizzare i fondi a disposizione del comparto, ha riportato sotto la luce dei riflettori i problemi di una filiera di importanza strategica per l'economia di diverse aree dello stivale.

 

Ampia e qualificata la partecipazione all'iniziativa che ha visto fianco a fianco Unitab, Fai-Cisl, Flai-Cgil, Uila-Uil, Confagricoltura, Cia, Fedagri Confcooperative, Anca Legacoop, Interbright, Interburley, Interfire, Ait e l'Associazione “Città del tabacco”. I presidenti dell'Apti, Piero Contro, e dell'Unione italiana tabacchi, Roberto di Menno di Bucchianico, hanno scritto una lettera ai parlamentari delle Commissioni agricoltura di Camera e Senato per sottolineare il momento critico vissuto da un settore che sta pagando a caro prezzo la generica battaglia comunitaria contro il tabagismo ed il disinteresse del Governo italiano per una produzione che non sta troppo a cuore ai potentati politico-economici del nord che ne influenzano ed orientano l'azione. “Col raccolto 2009 sono finiti, hanno scritto nella missiva i presidenti di Apti e Unitab, gli aiuti Ue diretti alla produzione, a seguito di una nefasta riforma decisa nel 2004, ma che produce i suoi effetti solo oggi”. “E' una situazione che per l'intransigenza della commissaria europea all'Agricoltura non è stato possibile discutere, malgrado, si legge ancora, la richiesta formale di tutti i governi dei Paesi produttori e ben tre votazioni in sessione plenaria del Parlamento europeo (purtroppo prima dell'entrata in vigore del Trattato di Lisbona e della co-decisione) e nonostante la crisi finanziaria ed economica mondiale esplosa nel frattempo”. Tutta la filiera, evidenziano Apti e Unitab, ha presentato al ministro dell'Agricoltura una piattaforma articolata per la salvaguardia di questo importantissimo comparto, l'unico prodotto agricolo dove siamo ancora leader in Europa. Di tale piattaforma, che non richiede risorse finanziarie aggiuntive, malgrado i tempi strettissimi, ad oggi sono state adottate soltanto misure marginali, importanti ma non risolutive. Si tratta di un problema che coinvolge oltre 60 mila famiglie”. Una marea di posti di lavoro di cui 30 mila nella sola Terra di Lavoro, nota in tutto il mondo per la produzione di Burley, un tabacco di impareggiabile qualità. Una proposta per affrontare i problemi della tabacchicoltura è stata presentata da Nicodemo Oliverio, capogruppo del Pd, in commissione Agricoltura alla Camera. La risoluzione impegna il governo “ad operare affinché si pervenga in sede comunitaria a individuare una misura di ristrutturazione e sostegno con l’erogazione di un contributo triennale ai coltivatori di tabacco; ad assumere le iniziative volte all’introduzione di misure agroalimentari specifiche per il tabacco che consentano di utilizzare parte dei fondi comunitari già destinati al settore”. Lo scoraggiare il tabagismo è cosa buona ma l'azzeramento delle coltivazioni europee di tabacco è un atto a dir poco suicida. L'Europa, infatti, produce a malapena 1/5 del tabacco consumato dagli europei e, se smettesse di colpo di produrre tabacco, le sue genti, oltre a non smettere di fumare, inizierebbero a saziare la propria fame di fumo con maggiori acquisti dall'estero, con grave danno per l'economia e la bilancia commerciale continentale e senza alcun beneficio per la salute pubblica, messa ancora più a rischio dall'assenza dei rigorosi disciplinari di produzione di quel tabacco italiano ed europeo che lo stesso Parlamento europeo in più di un'occasione ha riconosciuto come “fonte irrinunciabile di occupazione e reddito per zone che spesso sono tra le più difficili ed in ritardo di sviluppo d'Europa”.

 

Ernesto Ferrante