Mentre Bertolaso è alle prese con il filone “omo” dell'inchiesta sui lavori del G8 che lo vede coinvolto insieme al fido Balducci, la Corte di giustizia Ue ha condannato l'Italia per l'emergenza rifiuti campana. I giudici hanno accolto il ricorso presentato dalla Commissione europea nel luglio 2008 per inadempimento degli obblighi da parte dell'Italia, a partire dalla mancata creazione di “una rete integrata ed adeguata di impianti atta a garantire l'autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti sulla base del criterio della prossimità geografica”.
La Commissione, come poi confermato anche dai giudici, riteneva che “tale situazione rappresentasse un pericolo per la salute umana e per l'ambiente” e, dopo l'avvio della procedura d'infrazione, aveva congelato i fondi comunitari destinati alla Campania che ammontavano a circa 500 milioni di euro. La strategia difensiva italiana si è rivelata un autentico buco nell'acqua e l'alibi degli inadempimenti contrattuali e dei comportamenti criminali che avrebbero frenato gli interventi dei Commissariati di Governo non ha incantato la Corte. “Nè l'opposizione della popolazione, nè gli inadempimenti contrattuali e neppure l'esistenza di attività criminali costituiscono casi di forza maggiore che possono giustificare la violazione degli obblighi derivanti dalla direttiva e la mancata realizzazione effettiva e nei tempi previsti degli impianti”, è scritto nella sentenza. “L'Italia, affermano altresì i giudici Ue, non ha contestato la circostanza che, alla scadenza del termine fissato nel parere motivato, 55 mila tonnellate di rifiuti riempivano le strade, che vi erano fra le 110 mila e le 120 mila tonnellate di rifiuti in attesa di trattamento presso i siti comunali di stoccaggio e che le popolazioni esasperate avevano provocato incendi nei cumuli di spazzatura”. “I rifiuti, sottolinea ancora la Corte, hanno provocato inconvenienti da odori ed hanno danneggiato il paesaggio, rappresentando così un pericolo per l'ambiente. D'altra parte, l'Italia stessa ha ammesso la pericolosità della situazione per la salute umana, esposta ad un rischio certo”. La condanna dell'Italia viene da molto lontano ed è figlia di un'incapacità di fondo dei vari governi che si sono succeduti nell'adottare una strategia seria in materia di smaltimento e di trattamento dei rifiuti. La Commissione europea, infatti, decise già nel 2002 di controllare l’osservanza dell'Italia agli obblighi imposti dalle direttive europee 75/442, 91/689 e 1999/31 e nel 2003, non ottenendo informazioni che segnalassero la fine degli inadempimenti addebitati, si rivolse alla Corte di giustizia europea chiedendo che l'Italia fosse dichiarata inadempiente rispetto agli obblighi derivanti dalle direttive 75/442 e 91/156.
Ernesto Ferrante