04.03.2010
Osservatorio Campania » Comunicato Stampa

Etleboro

Gli OGM rappresentano una falsa soluzione ai problemi della fame nel mondo. A rischio salute e biodiversità.

Le patate sono la produzione orticola più importante in Italia, sia per superficie coltivata che per quantità prodotte, dopo il pomodoro. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti dopo la fine della moratoria UE con il via libera alla prima patata transgenica e l’annuncio della Commissione Europea di presentare entro l’estate una proposta per far decidere liberamente ai singoli Stati membri se coltivare o meno OGM sul proprio territorio, invertendo l’attuale quadro normativo. In Italia,  secondo i dati Istat,  i maggiori investimenti si registrano - precisa la Coldiretti - in Campania (oltre 12 mila ha), che fa registrare anche la maggiore produzione di patate (3,5 miliardi di chili tra comuni e novelle); a breve distanza segue la Sicilia (2,2 miliardi di chili) e dall’Emilia Romagna (1,7 miliardi di chili di patate comuni) e via via tutte le altre 17 regioni italiane. Infatti, la coltivazione è presente al nord, centro e sud, che hanno condizioni pedoclimatiche diverse e che conferiscono una caratteristica positiva all’Italia, che è quella di avere un periodo di raccolta differenziato tra le diverse aree, nell’arco di 10 mesi, consentendo di avere una offerta di prodotto fresco quasi tutto l’anno. Venendo all’attuale “casus belli”, collegato alla vicenda della patata AMFLORA, Coldiretti Salerno intervenendo nel dibattito sorto, invita a diffidare del luogo comune, che spesso viene sostenuto a supporto delle produzioni biotech, di come sia assolutamente necessario utilizzare OGM per combattere la fame nel mondo.  Infatti, da una analisi della Coldiretti, sulla base del rapporto annuale 2009 dell’ “International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications” (ISAAA), emerge che gli affamati nel mondo, ahimè,  sono cresciuti del 9 per cento arrivando alla vetta di 1,02 miliardi, il livello più alto dal 1970 secondo la Fao, nonostante l’aumento del 7 per cento dei terreni coltivati con organismi geneticamente modificati (OGM), che hanno raggiunto i 125 milioni di ettari nei 25 soli paesi dove sono coltivati nel mondo. Il record di persone che soffrono la fame è stato raggiunto proprio nell’anno in cui - sottolinea la Coldiretti - si è avuta un forte aumento degli OGM nei paesi in via di sviluppo, dove la crescita è stata superiore alla media mondiale (+13 per cento) e dove oggi si trovano quasi la metà (46 per cento) dei terreni coltivati a biotech nel mondo. Nei Paesi in via di Sviluppo servono prima di tutto politiche agricole regionali che sappiano potenziare le produzioni locali con la valorizzazione delle identità territoriali, per sfuggire all'omologazione che deprime i prezzi e aumenta la dipendenza dall'estero. Sono ormai venti anni che si coltivano OGM nel mondo e nei Paesi in via di sviluppo dove la fame anziché diminuire è aumentata. Alle agricolture di tutto il mondo - conclude Coldiretti - devono essere invece garantiti credito e investimenti adeguati ma soprattutto si devono applicare regole chiare per evitare che sul cibo si inneschino speculazioni vergognose e per questo occorre garantire trasparenza e informazione ai consumatori. Il pressing delle multinazionali, che è fallito in Europa dove le semine sono calate del 12 per cento, ha avuto invece successo nei paesi meno sviluppati dove però le coltivazioni OGM non solo non hanno quindi risolto il problema della fame, ma - continua la Coldiretti - hanno anche aggravato la dipendenza economica dall'estero. Venendo alla nostra realtà agricola provinciale il Presidente della Coldiretti di Salerno, Pietro Caggiano, afferma che modello produttivo cui è orientato l’impiego OGM è il grande nemico della tipicità e della biodiversità e il grande alleato dell’omologazione, che è il vero nemico delle nostre produzioni agroalimentari e per questo siamo contrari. In provincia di Salerno, come del resto in tutta Italia , per la conformazione morfologica dei nostri terreni e le dimensioni delle nostre aziende, non sarebbe possibile evitare le contaminazioni e sarebbe violata - continua Caggiano - la sacrosanta libertà della stragrande maggioranza degli agricoltori e cittadini di avere i propri territori liberi da OGM. La Coldiretti chiede invece,  con decisione una etichettatura chiara che permetta di sapere se il cibo che mangiamo  contiene, direttamente o indirettamente, organismi geneticamente modificati Tale decisione viene assunta anche sulla base del “principio di precauzione” che è  sostenuto dalla stragrande maggioranza degli agricoltori, dei cittadini, degli scienziati ed organismi non governativi, preoccupati dei possibili effetti sulla salute e sulla biodiversità. In proposito ci piace ricordare, - conclude Caggiano, che l’ONU ha proclamato il 2010 “anno internazionale della biodiversità”. Sembrerebbe che il neo Commissario Europeo, Josè Manuel Barroso, ignorando completamente tale circostanza, abbia voluto cancellare, di fatto, una consuetudine prudenziale che veniva rispettata dal 1998.

 

 

                                                                                                                                                                                       Aniello Ascolese