Dai girotondi al ballo di San Vito, dal valzer ad un appassionato tango. Sta sfoggiando un repertorio da ballerino provetto il leader dell'Idv. Le ultime cronache narrano di un Di Pietro impegnato in una lunga e cordiale conversazione con De Luca.“Con l'Idv, ha dichiarato il sindaco di Salerno, si va chiarendo che la questione è se vogliamo consegnare la Campania alla camorra o meno”. All'apertura di Di Pietro si aggiunge il pressing di Bersani, che ha ribadito di ricercare “una convergenza piena con l'Idv, anche in Campania e Calabria come è avvenuto in altre 11 Regioni”. “In Campania e Calabria, ha proseguito il leader del Pd, siamo interessatissimi ad una piattaforma di legalità comune perchè in quelle aree il vero avversario sono la camorra e la ’ndrangheta. Credo e spero che troveremo un punto di sintesi”. Conferme sullo stato avanzato della trattativa arrivano dallo stesso Tonino, alle prese con il congresso del suo partito. “Abbiamo già chiuso in 11 Regioni su 13 e mi auguro che si possa chiudere anche nelle due che restano aperte e comunque deve essere fatto un pacchetto. Si deve accettare la posizione dell'Idv per cui non sono candidabili le persone già condannate”. Una condizione accettata dallo stesso De Luca. “Se c'è una condanna definitiva è scontato che mi dimetto, noi siamo per la legalità e il rispetto della Magistratura. Anche perché in ballo, c'è il futuro della Campania. Dobbiamo impegnarci tutti se non vogliamo consegnare la Campania alla camorra, altro che la mia presunta truffa all'Inps per dare la cassa integrazione a 200 lavoratori”, ha fatto sapere il candidato Governatore. De Luca no, De Luca forse, De Luca sì. La metamorfosi dipietrista ha messo in visibile imbarazzo il sempre più contorto De Magistris e il vate del girotondismo all'italiana, Paolo Flores d'Arcais, che ha chiesto proprio all'ex pm napoletano di candidarsi alla guida della regione Campania.
La risposta di De Magistris, però, è stata a dir poco evasiva: “ci sono persone serie e di grande valore, come i giudici Lello Magi e Raffaele Cantone che potrebbero meglio rappresentarci”. Nomi di spessore, indubbiamente, ma c'è un piccolo particolare che forse sfugge all'europarlamentare dell'Idv: Magi e Cantone non si sono mai dichiarati disponibili. Uno scivolone in piena regola, quello di De Magistris, che fa il paio con le dichiarazioni rilasciate all'indomani delle mancate primarie campane: “Le primarie sono state un fatto interno del Pd, noi e altri partiti abbiamo ritenuto non ci fossero le condizioni per partecipare. Dopo aver assistito per mesi a uno stucchevole balletto sull'opportunità o meno di celebrarle, hanno partorito una candidatura bulgara”. Altra inesattezza: le primarie sono rimaste un fatto interno al Pd proprio perché l'Idv non si è fatta avanti con un suo candidato. Smemoratezza o altro? Il vero problema è che vi è una gran parte del partito, De Magistris in testa, a cui il Tonino molisano inizia a non andare più bene. “Siamo cresciuti tanto e proprio per questo bisogna avviare una nuova fase, trovare una sintesi tra la parte migliore del partito e la società civile”, aveva dichiarato sibillinamente qualche tempo fa De Magistris. Una “parte migliore” che ha deciso di dare immediatamente fuoco alle polveri con una mozione durissima nei confronti del leader. Queste le richieste: nuovo statuto per rendere il partito democratico e trasparente; primarie per scegliere i segretari comunali, provinciali e regionali; divieto di cumulo degli incarichi; revoca dei provvedimenti disciplinari emanati a danno dei dissidenti e persino eliminazione del nome Di Pietro dal simbolo ufficiale del partito. Se non è un avviso di sfratto questo poco ci manca. Il leader dei dissidenti per ora è il deputato Franco Barbato, ma De Magistris è in agguato...