29.01.2010
Politica » ernesto ferrante

Etleboro

 

Primarie, primariette o faida interna? Non è impresa semplice scegliere il termine più adatto a definire l'appuntamento in programma per il 7 febbraio sugli schermi del Pd campano. Con alleati, cespugli e partiti unipersonali arroccati sull'Aventino, la consultazione elettorale piddina è retrocessa al rango di mera faida tra il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, e l'assessore regionale bassoliniano al Turismo, Riccardo Marone, con la presenza in veste di comparse di rutelliani e Verdi, che sosterranno l'arcigno Vincenzo.

 

Chi sognava una partecipazione massiccia delle varie anime della sinistra, dovrà rassegnarsi ad assistere ad una conta interna all'ectoplasma partitico bersaniano. “Queste sono primarie senza una coalizione”, ha dichiarato l'eurodeputato Andrea Cozzolino nel corso dell'affollatissima e tesa direzione regionale del Pd. Con le truppe bassoliniane, orfane del loro capo, assiepate nelle prime file e quelle deluchiane in fondo alla sala, a fare quadrato attorno al testardo sindaco, si è consumato senza la sperata fumata bianca anche l'ultimo tentativo di mediazione in casa piddina. L'assessore Marone ha anche dichiarato furbescamente di “essere disposto a farsi da parte anche all'ultimo secondo di fronte ad una soluzione unitaria”, ma ormai la frittata era fatta. Rispedita al mittente la proposta di Italia dei valori e Sinistra e libertà di puntare su Guido Trombetti o Raimondo Pasquino, rettori rispettivamente degli atenei di Napoli e Salerno, si è dovuto prendere atto dell'esistenza di una frattura insanabile, che adesso spaventa anche gli stessi bassoliniani. “Il rischio è che gli altri partiti non ci seguiranno neanche dopo il 7 febbraio”, ha dichiarato Antonio Marciano, fedelissimo di Bassolino. Agli alleati (possibili) pensa anche il segretario regionale Enzo Amendola: “Richiamo l'Udc alla coerenza. In Parlamento hanno votato con noi contro le leggi nordiste del centrodestra e per cacciare Cosentino dal governo. Abbiamo proposto loro un accordo ma al momento nessuna traccia. Abbiamo di fronte una destra che ha il volto di Caldoro, una persona per bene. Ma dietro di lui ci sono Cosentino e Cesaro che non sono buoni testimonial per la legalità e la sicurezza che rappresentano due punti del programma elettorale di Caldoro”. Amendola trova anche il tempo di rivolgere l'ennesimo appello all'Idv: “Abbiamo in comune valori alti come l'etica e la morale. Abbiamo però registrato troppi veti anche contro le primarie. Questi veti sono un'idea vecchia di politica”. Mentre il giovane segretario regionale pensa a quel che poteva essere, De Luca e Marone sono già al lavoro per siglare patti ed alleanze. Con il sindaco di Salerno si sono schierati l'ex segretario regionale Pd, Tino Iannuzzi, Salvatore Piccolo, gli irpini Enzo De Luca e Alberta De Simone, ex presidente della Provincia irpina, il consigliere comunale di Napoli Emilio Di Marzio, i rutelliani guidati dal deputato Bruno Cesario e i veltroniani. A supportare Marone saranno, invece, il vicepresidente della Regione Antonio Valiante e l'ex ministro socialista per le aree urbane Carmelo Conte, entrambi salernitani, l'amministratore dell'Ente provinciale del turismo, Dario Scalabrini, e il vicesindaco Tino Santangelo. Sono i seguaci di De Luca ad aprire per primi il fuoco. “A cosa è servita al lezione della Puglia? I bassoliniani non hanno capito che non ci possiamo più permettere di ignorare l'umore del nostro elettorato? De Luca, allo stato, è il candidato che riscuote più consenso, è quello che più intercetta il sentire dei cittadini. Il Pd dia un esempio di responsabilità e lavori affinché queste elezioni regionali non siano una passeggiata per il centrodestra”, ha tuonato l'onorevole Salvatore Piccolo. Mentre i due eserciti si preparano alla battaglia, apprendiamo da fonti autorevoli che, in caso di vittoria di De Luca alle primarie, l'Idv potrebbe correre da sola alla presidenza della Regione schierando il suo leader, Antonio Di Pietro. Faida? No, peggio ancora:farsa!

Ernesto Ferrante