L’altra sera nel noto teatro politico televisivo già allietato da Beatrice Borromeo, il consueto “processo” – di “annozero” o “alzozero”, non ricordiamo - è stato realmente kafkiano.
I due inquirenti-protagonisti-presentatori, “superbone” e “superbino”, in servizio permanente effettivo per informare gli italiani sulle malefatte dei loro avversari, coadiuvati dai loro sempre più fidi “bravi”, Ruotolo e Vauro, avevano arruolato, per la bisogna, un terzo loro pari, tale Flores d’Arcais. Dall’altra parte del ring i due avversari da abbattere, un tale Luca Josi, socialista dell’ultima ora (strictu sensu) e, Gasparri, per il Pdl. Chiamati, l’uno a riabilitare Craxi e l’altro a difendere la maggioranza sul processo breve, sulla riforma della giustizia e dall’attacco degli altri ospiti della trasmissione, un gruppo di giudici della Procura di Palermo e il leader della rete politica virtuale Grillo, rappresentato anche in studio da una sua giovanile delegazione.
Diciamolo subito. Il processo è stato kafkiano proprio perché - come l’omonimo romanzo dello scrittore ebreo praghese – il procedimento d’accusa si è sviluppato su percorsi misteriosi giungendo a rovesciarsi contro gli autoeletti giornalisti-inquirenti rimanendo, come il libro di Kafka, incompiuto. Con il corollario sorprendente (fatto salvo un intervento di Grillo, per una volta in grado di essere condivisibile nelle sue argomentazioni di dissenso, tuttavia prive di costruttività) di aver fatto rifulgere di intelligenza pura e critica viva, nonostante gli strali su di lui lanciati, lo stesso ex ministro Gasparri.
Il che è tutto dire. Se questa è la “massima opposizione possibile” al Cavaliere (sull’altra, quella ufficiale, quella dei dipietristi e delle bonino è meglio stendere un pietoso velo), l’Italia è più che fritta: carbonizzata.
Potremmo concludere così. Ma forse serve qualche altra nota sullo show del giovedì offerto da Raidue.
Definiamo meglio cosa hanno combinato gli inquirenti assistiti per l’occasione dall’intellettuale impegnato marxista di Mondoperaio e dalle due consuete ruote di scorta.
Sul tema B&B (Bettino e Berlusconi), le arringhe dei superboni – i tre cugini bacchettoni e stupidotti del “il Monello” (fumetto che andò per la maggiore cinquant’anni fa) – non sono riuscite nel cannoneggiare ad alzo zero. Anzi: sembravano pistoline ad acqua con lanci di stereotipi masturbanti e luoghi comuni. Lo stesso capobastone ha cercato di rialzare le sorti dell’atto di accusa, interrompendo a raffica gli interventi scomodi di Gasparri (al quale tutto si poteva addossare… salvo collusioni con tangentopoli: il Msi, ai tempi, fu l’unico partito dalle mani pulite). Tuttavia le frasi dell’attuale capogruppo del Pdl colpivano lo stesso: “e i soldi sporchi del Pci? Dall’Urss, dalla Lega delle cooperative?” e facevano male. Con il secondo “superbone” – l’inquisitore liberal-liberista per antonomasia, oggi à la page - a ripetere la litania di un Craxi unico ladrone d’Italia scovato e colpito da un noto cavaliere senza macchia e paura della giustizia giusta nazionale… Salvo evitare riferimenti alla parallela operazione internazionale mani pulite guidata dall’ex ministro della guerra (la voleva atomica) al Viet Nam, McNamara, alla guida di Banca Mondiale e di Transparency - e in quegli anni all’assalto, in tutti gli angoli del mondo - dal Giappone alla Germania, dal Perù alla Spagna, al Belgio - di ogni “corruzione” che limitasse la sovranità assoluta degli atlantici nel commercio e negli scambi delle “loro” colonie. Con il terzo addetto all’inquisizione, il Flores, la cui celebrazione anti-tangentopoli è però caduta con un tonfo di fronte alla frase: “ma mondoperaio non era pagato dai socialisti? Il nome Martelli non le ricorda qualcosa?”…
Sul tema “giustizia in crisi con il processo breve”, altro splash. I giudici d’accusa di Palermo lamentavano “centomila processi in fumo” a causa della legge approvata? E Gasparri replicava: “Allora state dicendo che non vi bastano 10-15 anni per fare un processo?” (snocciolando i risultati governativi, legislativi e operativi ottenuti nel confronto contro la criminalità e ricordando come già oggi 176 mila processi all’anno vanno in fumo per colpa della mala-gestione dei procedimenti giudiziari…).
Una vera debàcle, conclusa dall’auto- ridens Vauro, con le sue vignette da frigor mortis. E da un Santoro dal volto preoccupato: gli era stata appena data la prima pagina di “Libero” con il suo viso affranto sotto l’onda di un’ulteriore sexy scandalo nazionale.
Viva l’Italia.
Lorenzo Moore
N.B. – Abbiamo dimenticato Luca Josi, l’ex giovine italiano. C’era? Sembra di sì, tra un salamelecco qui e una analisi stretto-politichese lì, qualche parola l’abbiamo afferrata. Il senso, no.