22.01.2010
L\'opinione » Carlo Martello

Etleboro

Con ampio successo di pubblico e critica, chiude le scene Attenti al triangolo, la commedia brillante rappresentata a Perugia dalla compagnia Canguasto ed ispirata a Murder at the Howard Johnson's degli americani Ron Clark e Sam Bobrick (1979). Esilarante ménage a trois tra una donna inappagata e i suoi cavalieri, richiama vagamente i canoni della sceneggiata napoletana - essa (lei), isso (lui), o malamente (il cattivo) - con alcune differenze. I rivali si alternano nel ruolo di uomo tradito, per ritrovarsi alleati nel voler uccidere la donna dei loro sogni innamorata di un terzo uomo. Entrambi interpretano il ruolo di comico, personaggio a se stante nel teatro partenopeo. Inoltre manca il nennillo (bambino), simbolo dell’innocenza salvifica che spinge l’eroina a risolvere l’intrigo per il bene della famiglia. In questa sceneggiata perugina l’innocente è proprio lei, bella e inquieta, protesa con verginale candore verso un amore perfetto, irreale ed eterno, quasi come Parsifal alla ricerca del Graal. 

Ma perché le donne sono così agitate? Le grandi conquiste del femminismo - parità, divorzio, aborto - pare non abbiano appagato il loro bisogno di affermazione. Non vogliono certo il matriarcato, che comporta troppe responsabilità, né umiliare il maschio più di quanto è politicamente utile e sessualmente gratificante, vista la diffusione, già preoccupante, di viagra e viados. La frusta non s’addice alla donna. L’uomo in catene è una fantasia erotica queer, roba da pervertiti che mascherano la loro omosessualità latente col gusto del bizzarre, non certo gratificante per la donna che, se è realmente femmina, potrebbe divertirsi a fare la mistress un volta o due, non sempre. Ogni donna, anche se non è bellissima, riesce istintivamente a sedurre un uomo, ma questo potere non le basta. Chiede di più. Vuole incontrare il cavaliere dei sogni.

 

Tra i siti d’incontri per single, il migliore è meetic. Pubblicizzato anche sui media, vanta più di trecento relazioni a settimana, trecento come i guerrieri di Sparta immolati alle Termopili, trecento come i patrioti giovani e forti amati dalla spigolatrice di Sapri nella lirica dedicata alla folle impresa di Carlo Pisacane. È un sito diverso da facebook, il social network che mette in contatto persone che si conoscono, ma aiuta poco a rimorchiare. Ed è diverso dalle chat erotiche, dove s’incontrano solo professioniste del sesso, che talvolta si presentano con offerte esplicite, talaltra sono mascherate da mogli inappagate, studentesse viziose, straniere bisognose, ed inscenano situazioni piccanti per colpire l’immaginario maschile, per restituire al cacciatore ancestrale il piacere della preda, anche se paga la parcella in forma di regalino.

 

Le donne di meetic, anche quando vogliono apparire ciniche e disilluse, credono tutte alle favole. Anche se mature e divorziate , aspettano ancora il principe azzurro. Quel tipo belloccio e galante che campa di rendita, le perseguita fin da bambine, condiziona il loro immaginario. Lo aspettano, lo cercano, talvolta lo trovano, ma quando smettono di amarlo si accorgono che non è poi tanto bello, si trascura, è insensibile ed egoista, è diventato prevedibile, non le riserva attenzioni, non le ascolta, non offre sicurezza economica. La ricchezza è importante. Il principe azzurro non ha problemi di soldi o lavoro, requisito essenziale in tempi di crisi. È figlio di re, eredita un regno felice, ha tanto tempo da dedicare alla sua donna.

 

Sono pochi i professionisti del settore, pur essendoci una domanda crescente. Infatti l’amore è un bene di prima necessità, che attraversa tutta la piramide dei bisogni teorizzata da Abrahm Maslow (1954), perché è nutrimento, sicurezza, appartenenza, stima, realizzazione, tutte queste cose insieme. Fare il principe azzurro è un mestiere difficile. È meglio essere Babbo Natale e ricevere letterine di bimbe che elencano i loro desideri. Invece il cavaliere sognato, per capire la sua amata, deve continuamente intuire, immaginare, prevedere, stupire, consapevole che lei non dice quel che vuole e non desidera realmente ciò che chiede. Senza pensare alle delusioni che lui stesso subisce: cenerentole che fanno carriera, belle addormentate che presentano il conto, sirenette che non sanno nuotare, fate che volano via senza una ragione.

 

Il principe azzurro in fondo è un uomo solo. La principessa azzurra non esiste. Bisognerebbe liberare anche lui da questo ruolo ingrato e banale, degenerazione cavalleresca e borghese della virilità tradizionale. Basta coi languori da cavalier servente, ridiamogli il riposo del guerriero in boschi popolanti di ninfe, tutte giovani e belle. Basta col piagnucolio dei tramonti, restituiamogli l’aurora dalle dita rosate, sua compagna di viaggio e di battaglia, come nei canti omerici. Sarebbe questo il secondo capitolo della rivoluzione sessuale. Dopo la donna, liberiamo anche l’uomo, riportiamoli entrambi alla loro essenza, oltre le gerarchie sociali e gli organigrammi aziendali, liberi di sentirsi vivi. Invece no, l’uomo rimane prigioniero dell’immaginario femminile, alimentandone le fantasie, provandoci gusto, giocando coi sentimenti, degenerando in playboy. È ignoranza la sua, non è cattiveria, è un limite della sua natura maschile. Un uomo non conosce il cavaliere dei sogni.

 

L’archetipo del principe azzurro è analizzato da Francesca Pellegrini, psicosomatista di Modena, autrice di numerosi saggi sui simboli e i loro riflessi sulla vita collettiva. A suo giudizio, sebbene l’ideale del cavaliere dei sogni sia presente nella psiche femminile come principio naturale di relazione, non è detto che esso riesca ad influenzare la sua vita affettiva. La divergenza sarebbe dovuta al fatto che, essendoci diverse diramazioni del significato, le donne attingono spesso alle sue estremità, che sono influenzate dai valori dominanti nella società attuale. Avvicinandosi alla realtà sociale, esse si allontanano dalla loro natura, alterando sia la propria percezione dell’archetipo maschile, sia la manifestazione del femminile, che ispira l’uomo a comportarsi virilmente. Insomma è la dama che fa scappare il cavaliere dei sogni, se ama e pretende di essere amata, non secondo natura, ma seguendo la mentalità corrente. Sembra quasi un problema politico, sospeso tra i Porci con le ali di Marco Lombardo Radice (1976) e la Metafisica del sesso di Julius Evola (1958).

 

Il rapporto tra Eros e civiltà, molto prima di Herbert Marcuse (1955), lo aveva affrontato il principe Siddhartha Gauthama, che pare sia stato soprannominato Buddha, cioè il risvegliato, dopo essere stato baciato da un’amazzone a cavallo. Sedotto e abbandonato da questa donna selvaggia, divenne un filosofo e cominciò a insegnare: “Sventurato l’uomo che è dominato da una donna, sventurato il popolo che è governato da una donna”. A quanto pare, un triste destino incombe sui laziali, considerato che, alle imminenti elezioni regionali, due candidate dall’aspetto vagamente femminile - Emma Bonino e Renata Polverini - concorrono alla carica di governatore. La sventura non deriva dalla loro incapacità ad amministrare, considerato che, dopo Storace e Marrazzo, è facile fare di meglio. È un problema di identità nazionale. Laziali e romanisti sono il cuore pulsante dell’italianità, inventata nel risorgimento in base ad una presunta discendenza dall’antica Roma. Questa idea è personificata da donne statuarie alquanto brutte. Molto più attraente è la Marianne giacobina, che incarna l’unità nazionale dei francesi. Comunque le ritragga l’iconografia, entrambe le nazioni sono incarnate da figure femminili. Come ogni donna, anche l’Italia aspetta da sempre il cavaliere dei sogni.

 

Gli italiani non sono un popolo virile. Vizi e virtù nazionali, trasposte sul piano individuale, sono tipicamente femminili. Creatività, fantasia, emotività, allegria, vanità - che identificano l’italiano medio - sono attributi di genere femminile. L’uomo italiano è notoriamente mammone, predilezione che le donne detestano quando sono mogli, e pretendono dai loro figli maschi quando diventano madri. La religione dominante è incentrata su una figura femminile, la Vergine Maria, madre di Dio e dei credenti, icona della Chiesa cattolica romana. Essere una nazione femminile, non vuol dire che i nostri maschi sono effeminati. Il sesso dei popoli, che è pur sempre un’astrazione antropologica, identifica un particolare rapporto col potere. Nella nostra emotività, in quel bisogno d’amore atavico e inappagato, ci lasciamo sedurre e governare dal cavaliere dei sogni.

 

Molti si chiedono perché Silvio Berlusconi è entrato in politica. Soltanto per affari? Ci sembra riduttivo. Professionalmente appagato da ricchezza e successo, egli aveva un'unica aspirazione, ereditata dal suo mecenate sepolto ad Hammamet: passare alla storia, nel bene o nel male, un passo dietro Benito Mussolini. Il cavaliere di Arcore non è un ladro, è un vanitoso. Come ogni principe azzurro, è un seduttore. Come ogni donna, fin da bambina, l’Italia ha avuto stampata, nel suo immaginario, la figura del cavaliere dei sogni. Tutti i suoi corteggiatori, da Garibaldi a Mussolini, erano grandi tombeurs de femmes, e se ne vantavano. Anche Berlusconi vuol farcelo credere, con scandali abilmente orchestrati.

 

Da buon italiano, ha una teatralità innata. L’attentato di Natale è stato una grande sceneggiata, blasfema e ridicola. Un oggetto contundente gli scivola sul lifting. Entra in auto e riappare col viso insanguinato, come la sindone. Contro ogni istinto di sopravvivenza, invece di proteggersi, si alza in piedi, mostra il volto sofferente alle telecamere, poi scompare. La piazza come il calvario, dove il volto santo s’offre in olocausto. Il capezzale come presepe vivente, dove pastorelli e zampognari osannano il bambinello in fasce. La fine della degenza, sua resurrezione e redenzione, coi cerotti in punti diversi dalle presunte recenti ferite. La giubba di Putin che lo rende invulnerabile come l’uomo della Provvidenza, sopravvissuto nel 1926 agli spari di Anteo Zamboni. Allora l’attentatore era un anarchico, e fu linciato dagli squadristi. Oggi è uno psicolabile, ed è stato protetto dalle guardie. Non serve esagerare. Basta divulgare l’idea che oppositore è sinonimo di malato mentale. Infine le parole d’amore, del principe azzurro alla sua bella addormentata.

 

Nei confronti di Berlusconi l’Italia si comporta come una donna innamorata, lo ama e lo odia, senza un perché. Sedotta dalle sue fandonie, non s’accorge di essere stata ingannata e tradita. Immolato e redento dalla sceneggiata dell’attentato, il cavaliere dei sogni annuncia che stava scherzando, non ridurrà le tasse. Promette le riforme, ma non si capisce in quale direzione, se rispetterà il programma elettorale o seguirà le direttive delle lobby che benedicono le larghe intese. Il principe azzurro si è rivelato, ancora una volta, un cialtrone. La nazione gli aveva creduto. Povera donna, sedotta e abbandonata, come un’amante sfortunata. Non incassa parcelle, come le sue escort. Non riceve assegni di mantenimento, come sua moglie.

 

All’Italia non resta che attendere il prossimo cavaliere dei sogni. Difficile prevedere chi succederà a Berlusconi. Dopo di lui, il diluvio. Alla corte dei buffoni, non c’è un degno erede. Ed allora auguriamo lunga vita al cavaliere di Arcore. È un istrione, un mistificatore, un traditore, non possiamo più fidarci. Ma senza di lui, non ci resta che piangere. Soltanto lui ci regala ogni giorno un sorriso. É il nostro comico preferito. 

 

Carlo Martello