Mettiamola così: se uno studioso marzianamente corretto avesse deciso, negli ultimi mille anni, di monitorare la Terra, quale lezione – o visione – le università e i centri di ricerca storica planetaria insediati nel pianeta rosso ne avrebbero mai tratto? Vediamo un po’ di entrare nelle loro teste a uovo rovesciato per capire qualcosa. Ecco un sommario estratto dell’elenco dei titoli delle migliaia di disco-volumi della marziano-teca.
L’antropologia razziale (la serie comprende l’originaria suddivisione tra etnie, le acculturazioni genetiche, le forzate integrazioni razziali, le superiorità elettive, il meticciato consumista); I conflitti armati (a loro volta suddivisi in razziali, economici, culturali, religiosi, sociali, immotivati); L’evoluzione della specie (dall’homo sapiens dei primordi, pregressi neo-darwiniani esclusi, ai vires, fino all’odierno homo virtualis); La tecnologia (dalla scoperta del fuoco a quella delle comunicazioni, a quella della polvere da sparo, a quella dell’energia fino a facebook); La scienza filosofica e politica (dai testi di Platone e Aristotele a Machiavelli e Guicciardini, e alle riflessioni di Vattimo, Di Pietro, Samuelson e P. Kennedy); La scienza morale (dagli antichi valori fondanti - libertà, fortuna, sapienza, forza, onore, equità, dignità e così via - alla medievale “reductio ad unum” nell’unico contenitore della “giustizia” non tra pari, l’equitas, ma per “volontà di un dio”, un monoteismo oggi riassunto dall’unica divinità superstite dopo la caduta del Campidoglio: la Dea Moneta); Le scienze sociali (soltanto cinque disco-volumi: da Weber, a Mosca, a Pareto, a Sombart, a Germani, a Freud, a Jung, ad Hubbard, a Pasolini, Ferrarotti e Alberoni. Con appendice “la fantascienza”); L’ambiente (una serie di titoli intrecciati nei “capitoli di storia e di prova” delle precedenti discipline di studio sul pianeta Terra, con un volume, il più recente, alquanto confuso nei suoi riferimenti guida: da Al Gore al Nobel Obama); Le arti (in sintesi: da Prassitele a Michelangelo, a Palladio, a Meyer e Fuxas; o da Raffaello a Caravaggio, a David, a Picasso, a Piero Manzoni; o da Saffo a Virgilio, a Dante, a Leopardi, a Kits, a Neruda, a Jovanotti; o da Orfeo a Bertrand de Bar-sur- Aube, a Mozart, a Wagner, a Presley, a Toto Cutugno; o da Eschilo a Shakespeare, a Pirandello, a De Sica jr).
Sempre tutto con confusi riferimenti razziali.
Nelle disco-biblio-emero-teche che conservano questa enciclopedia marziana sull’evoluzione terrestre, e che comprende anche qualche centinaia di milioni di saggi, libri e compendii presenti in disco-tomi di solito mai consultati dagli studenti e ricercatori del pianeta rosso, l’opera più riprodotta e pubblicata è risultata un dizionario dei sinonimi-contrari.
Un disco-libriccino che, su carta, si sviluppa su non più di 250 pagine in formato sedicesimo. Molto interessante per i terrestri. Da una premessa che - spiega - si richiama al Frankenstein di Shelley e a Erehwon di Butler, elenca succintamente tutte le parole che sulla Terra dichiarano una cosa ma ne intendono un’altra. Un esempio: i “diritti umani” dichiarati dai “liberatori” Usa nel ‘48 e applicati, ovunque sulla terra, con bombe nucleari, al fosforo, a Hiroshima o a Gaza o con i vari Abu Ghreib e Guantanamo: 250 pagine per 250 definizioni cadauna, complessivamente 62.500 parole che nei 192 Stati della Terra significano una cosa ma ne indicano l’opposto.
Ma, si sa, i marziani hanno il cervello a uovo rovesciato. L’analisi non è dunque politicamente corretta.
Lorenzo Moore