Es Montonero, es Pueblo, es el camino,
Perón o Muerte, Socialismo Nacional
Marcha montonera
Correva l’anno 1938, quando il giovane ufficiale di stato maggiore argentino, Juan Domingo Perón Sosa venne inviato in Italia per studiare tecniche e organizzazione del corpo degli alpini. Nel ’69, ormai sul viale del tramonto, il generale così rievocò la sua esperienza diretta con il fascismo italiano: lì si stava facendo un esperimento. Era il primo socialismo nazionale che appariva nel mondo.
In ragione di ciò, una delle critiche più frequenti mosse alla dottrina peronista, fu quella di ergersi dal capitalismo e camminare verso il comunismo. Una critica, che ,obiettivamente, non ha fondamento, se non in parte, in base a questioni ben specifiche. Sicuramente, l’obiettivo di Peron era l’edificazione di un socialismo che avesse forti connotazioni nazionali, un socialismo inviso sia al grande capitale statunitense, quanto al moloch marxista di stampo sovietico, tant’è che questo tentativo d’affrancamento, Peron lo pagò a caro prezzo e forse, a suo modo, lo stesso Generale, nel corso degli anni, tradì le idealità primigenie. Di fatto, comunque, cinque anni prima della sua dipartita, in una celebre intervista rilasciata a Jean Thiriart per
Che il favore di operai e contadini, nei confronti di Peron, fosse derivato anche dal fascino e dalla popolarità di Evita è indubbio, certo è, che dal ’46 al ‘55, l’Argentina fu protagonista di un reale cambiamento degli assetti socio-economici, una rivoluzione derivata in gran parte dall’opera di Peron e dalla sua concezione di socialismo nazionale. Ancora nel ’72, in un manifesto politico intitolato Tendenza nazionalpopolare del peronismo, si poteva leggere: il socialismo nazionale è il progetto entro il quale il popolo argentino esercita un potere decisionale all’interno del governo, delle imprese e delle università (…). Socialismo nazionale significa la forza del parere della comunità, attraverso i consigli della produzione, dei servizi e l'istruzione. È la società sotto il controllo del lavoratore collettivo.(…) E’ l'alleanza tra università e imprese socializzate poste sotto il regime di autogestione. Il socialismo nazionale è, in breve, la piena partecipazione dei lavoratori. (5) In due parole: democrazia diretta e socializzazione.
Come tutti fascismi e gli esperimenti terzo-posizionisti, anche il peronismo ebbe le sue correnti interne; una marcatamente sociale, quando non addirittura socialista e una più conservatrice. La più interessante dal punto di vista storiografico è sicuramente la prima, che in seguito al golpe e alla destituzione del Generale, darà vita a formazioni rivoluzionarie come Uturuncos, Erp, Far e Montoneros. Più recentemente, la neo-peronista Cristina Kirchner ha annunciato lo stanziamento di 180 pesos mensili per ogni figlio, sia di lavoratori che di disoccupati. Le risorse dei lavoratori devono sostenere coloro che purtroppo non hanno lavoro (6) - ha dichiarato la presidenza. E chissà che per questo provvedimento, la presidentessa non si sia ricordata delle politiche sociali del ventennio fascista. Forse, almeno in Argentina, ciò che fu l’idea sociale di Mussolini, in piccola parte, magari inconsapevolmente, continua a vivere.
Romano Guatta Caldini
(1) Sergio Romano – Corriere della Sera, Peron, un Caudillo tra comunismo e capitalismo
yankee, 29 giugno 2005
(2) Ibidem
(3) Juan Domingo Perón, Presidencia de
(4) Parla Juan Domingo Peròn. Intervista a cura di Jean Thiriart. trad. E Massari "Aurora" gennaio ‘97
(5) A. Peña - Peronismo: de
(6) Alessia Lai - Argentina: la marcia di Cristina, soldi per i figli e una nuova legge elettorale – Rinascita,